Uno spunto per una riflessione:
Secondo studi dell’ ANGA, da qualche anno a questa parte c’è una tendenza molto particolare, un giovane ogni quindici giorni sceglie di diventare imprenditore agricolo. Si tratta per lo più di giovani con un’ età compresa tra i 35 ed i 40 anni, colti e preparati (il 70% di loro possiede un diploma o una laurea). Questi giovani si rivolgono (quando non provengono da una tradizione familiare) alle attività agricole specializzate a più alta intensità di lavoro ed a più diretto contatto con il mercato, con attività anche molto innovative come l’ agriturismo, le coltivazioni biologiche, la trasformazione dei prodotti agricoli, le fattorie didattiche, ma anche tante altre attività legate alla green economy.
Ma sono molte ancora le barriere d’ ingresso: burocrazia, accesso al credito e...
difficoltà di reperire ed acquisire la terra….
difficoltà di reperire ed acquisire la terra….
Coldiretti rincara la dose, snocciolando cifre di tutto rispetto: dall’ agricoltura negli ultimi 10 anni sono arrivati ben 250.000 nuovi posti di lavoro con 28.000 nuove imprese nate nel solo 2010.
Secondo questa analisi nelle imprese agricole a crescere sarà la domanda di livelli di manodopera più elevati di professionalità con particolare riguardo a figure specializzate in grado di seguire specifiche coltivazioni, conduzione di macchinari ipertecnologici, la vendita diretta dei prodotti tipici, la trasformazione aziendale del latte in formaggio, dell’ uva in vino, delle olive in olio ma anche pane, birra, salumi, gelati e addirittura cosmetici.
Ma, sempre secondo l’ ANGA, bisogna saper cogliere e promuovere le conseguenze positive generate dallo sviluppo del settore perché oggi l’ agricolture deve fare sistema con il turismo, l’ artigianato, ed essere sostenibile da un punto di vista ambientale.
Mi è bastato buttare l’ occhio su una notizia del genere, che è di qualche giorno fa ed è “passata” anche nei principali telegiornali.
Ebbene i terreni agricoli tornano ad essere fonte di guadagno ed occupazione e le nostre amministrazioni, passate e presenti, ci costruiscono case.
Di fronte a questa considerazione non ho potuto fare altro che rafforzare la mia tesi secondo la quale serve una politica che comprenda le esigenze del nostro mondo produttivo. La questione dei giovani è centrale e mi piange il cuore che, con queste opportunità, tra i giovani ci sia un disoccupato su quattro anche nel ricco nord. Poniamoceli questi problemi. Ma io credo che se vogliamo ridare al nostro comune, ai nostri giovani quella passione che meritano, allora dobbiamo dire basta con l’ utilitarismo, con la logica del meglio domani che oggi, basta con il calcolo del farmacista. Bisogna guardare al domani, al 2020 al 2050 come se fosse oggi, questa è la via giusta per ridare un senso alla politica.

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