Non sono stupido, solo mentalmente libero (Anonimo).
Siamo contro
la Legge Bavaglio.
L’ho scritto
in precedenti occasioni ed oggi ritorno sull’argomento da un punto prospettico
diverso. Parliamo della proposta di una “Legge Bavaglio” che sarà discussa in
Parlamento, con tempi rapidissimi, settimana prossima. Per queste “questioni
personali” i tempi della politica sanno essere più veloci dei neutrini che
settimana scorsa han superato la velocità della luce. Noi di TF ci vergogniamo
a leggere tali disposizioni e faremo di tutto perché ciò non possa avvenire,
dalla raccolta firme alla rivolta in internet. Aderiremo a qualsiasi movimento
che si opporrà a tale demenza, senza ma e senza se, con la coscienza di chi
nasce libero e si sente libero di poter esprimere sempre un’opinione. Se etica
e ascolto dovranno di nuovo ritornare ad essere la base della politica del
futuro, del rinnovamento e della ricrescita, crediamo che nessuno possa
rimanere indifferente di fronte a tale assurdità. Sappiamo bene che i problemi
sono tanti e ci indigniamo nel scoprire che oggi, come gli speculatori nel
mondo finanziario, i politici approfittano di questo periodo di incertezze e
disfattismo speculando anch’essi non solo sulla nostra pelle ma anche dentro di noi,
portandoci verso un’autodistruzione culturale, alienando le identità. Quando la politica vive
su una maggioranza rappresentata solo all’interno delle istituzioni - dal Senato, al Parlamento fino ai Consigli Comunali di città metropolitane o di provincia che siano - ma che non
è più la vera maggioranza del paese, allora
ci troviamo di fronte a un sopruso, arrogante e presuntuoso, della Libertà. Voi
da che parte state? Volete vivere e far vivere i nostri figli come le tre
scimmiette del “non vedo, non sento, non parlo”? C'è chi ci riesce, io mi oppongo.
”Giustizia non esiste là dove non vi è libertà. Luigi Einaudi”
IL TERZO POLO E’
CONTRO IL BAVAGLIO.
«Le tiritere del premier sono ormai cantilene inutili, che
non attraggono più nessuno, neppure i suoi elettori». Perché le priorità del
paese, in questa fase, sono ben altre. Sceglie la linea dura, Giulia Bongiorno,
per rispondere alle domande del Messaggero. Nell'intervista pubblicata oggi dal quotidiano romano,
l'avvocato e parlamentare Fli non risparmia critiche al ddl intercettazioni,
rispetto all'approvazione del quale Nitto Palma e Berlusconi tentano
un'accelerazione. Inopportuna, per la Bongiorno, viste le condizioni economiche
in cui versano ormai numerose famiglie italiane. Eppure il premier pare sordo
alle emergenze, privilegiando la soluzione delle proprie.
Bongiorno, inoltre, tocca un altro aspetto fondamentale
della vicenda. Anche se il provvedimento è frutto di un compromesso al quale ha
contribuito in prima persona, tentando, a suo tempo, una mediazione con
Alfano, sostiene comunque la necessità di profondi miglioramenti. Due in
particolare. Il primo: «È assolutamente indispensabile - spiega - correggere la
norma sui blog. Bisogna distinguere,
riguardo all'obbligo di rettifica, tra operatori professionali e amatoriali.
C'è il rischio di comprimere la libertà di espressione conquistata grazie a
internet». Un tema, però, che dalla parte della maggioranza stentano a
comprendere, come ha dimostrato, con l'esemplarità delle proprie affermazioni,
Maurizio Gasparri, secondo il quale la rete è micidiale. Certo, perché uccide
gli oscurantismi.
L'altra modifica proposta da Giulia Bongiorno è ancor più
attuale, se possibile. E riguarda il tentativo di limitare lo strumento
investigativo delle intercettazioni. «Dico un chiaro no al tentativo dell'amico
Ghedini di vietare non solo la pubblicazione delle conversazioni ma anche la
notizia dell'avvenuta conversazione. La
libertà di stampa va tutelata, il Terzo polo è contrario al blackout
informativo».
Infine, un giudizio negativo sul processo lungo. «Siamo
all'assurdo, ma purtroppo sempre più spesso la mia commissione è costretta a
occuparsi di leggi finalizzate a aiutare Berlusconi. La gente ha bisogno di
altro». Di più chiarezza, e di interventi diretti a rispondere alle emergenze
diffuse. Per fortuna, se non il premier, qualcuno se ne rende conto.
(30/09/11, Avv. Giulia
Bongiorno, intervista de Il Messaggero, ripresa da Il Futurista)

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