lunedì 14 febbraio 2011

La politica può essere un fatto rigorosamente distaccato dalla morale?

- di Domenico Mancuso 


La politica può essere un fatto rigorosamente distaccato dalla morale? Noi pensiamo che la politica sta nella morale e ne è parte integrante, sta nell’educazione delle scelte verso la collettività di cui siamo chiamati ad essere garanti e non solo esecutori fini a se stessi. 
In questi anni abbiamo assistito ad un disegno politico fidejussore di se stesso, nella tutela di scelte condivise esclusivamente da chi le ha proposte e le ha approvate, senza discussione collettiva e contraddittorio, attraverso quel sistema verticistico che da anni ci propina il governo centrale e che viene trasferito nelle regioni, nelle provincie e nei singoli comuni.

Spesso abbiamo parlato del territorio definendolo un contenitore dove aggiungere o togliere non fa molta differenza, come non fa differenza la stesura di un piano particolareggiato che sottolinei l’equilibrio tra prelievo e capacità di rinnovamento delle risorse, come se...
le risorse fossero l’equazione delle grandi opere. Ci è stato detto questo, ci è stato detto che il futuro di Gorgonzola sono le grandi opere e che senza queste il futuro è incerto. Dopo avercelo detto, ci è stato imposto.
Ora, noi non abbiamo la sfera di cristallo e non siamo dei maghi del “buon governo”, siamo cittadini come tanti che sottraggono il proprio tempo alla famiglia e alle proprie attività. Persone che cercano un dialogo con chi ha il privilegio di volerci rappresentare ma non attraverso l’umiltà e l’intelligenza del confronto, come abbiamo creduto quando li abbiamo sostenuti, bensì attraverso l’arroganza del potere e il fine rapporto tra interessi personali  e speculazioni di principi.
Noi vogliamo proporre una nuova stagione politica. Di discussione, di dialogo, di crescita. Non accettiamo che il pensiero liberale e culturale del centro destra venga inesorabilmente disperso, qui nell’area Martesana come in tutta la regione Lombardia e in tutta l’Italia. L’inevitabile decadenza che assistiamo in questi giorni è prova sufficiente del gran rischio che corriamo.
Vogliamo riportare la politica tra la gente comune, ricondurre i veri valori della politica sui binari dell’etica e del giusto, dell’ascolto e del progresso sociale. Per noi sono gli uomini e le donne a fare la politica e non viceversa, persone comuni con i loro problemi, le loro osservazioni e i loro sacrifici quotidiani. Persone con diritti e doveri, che non vogliono perdere la propria dignità di esseri umani.
Noi crediamo che ci sono momenti nel percorso di una buona amministrazione in cui bisogna spogliarsi dei colori di appartenenza ed avere un fine comune con tutte le forze politiche presenti sul territorio. Dove attraverso il dialogo e la trasparenza si trovano idee e soluzioni da condividere per il bene del paese, per il bene comune di tutti e non dei soliti pochi. La politica non deve essere lo strumento per interpretare le leggi agli amici e applicarle invece a tutti gli altri.
Troppo spesso abbiamo teso la mano all’indifferenza interessata degli amministratori e ci siamo assorbiti  l’esasperazione dell’io, dell’essere supremo, come se noi fossimo gli “utili idioti” di turno. Oggi siamo stanchi di rivolgere domande che si perdono nel vuoto, di attendere risposte che non corrispondono alla soluzione del problema ma, anzi, in molti casi lo aumentano, esasperandoci.
Continueremo a sostenere le nostre idee facendo in modo che siano le idee di tutti. Continueremo a dire che non condividiamo l’uso esasperato del territorio per la velleità e gli interessi di pochi. Ci domandiamo, per esempio, come possa il C6 essere l’elemento riqualificante per Gorgonzola, forse la posizione? l’innovazione del progetto? una rendita rinnovabile? l’accostamento per tipologia ai progetti di Giò Ponti? Ma non facciamoci prendere in giro. Per noi sarà solo un grande quartiere periferico non vedendone la centralità di cui tanto si parla.
Vogliamo discutere dei problemi reali di una città che vive un momento straordinario sia per i nuovi progetti sia, al contrario, per il collasso sociale che sta andando incontro. Non possiamo e non vogliamo permettere che le due cose siano divise e lontane fra loro.
Non ci limiteremo a parlare solo di un quartiere, di un centro sportivo, di un ponte assente o di un cimitero, per il quale si parla di un investimento che offende l’attuale difficoltà di tante famiglie che stentano ad arrivare a fine mese. Così come non ci limiteremo a indicare i problemi senza produrre prima adeguate proposte per risolverli. La nostra politica sarà una politica di proposta e di denuncia, non di provocazione e di propaganda fine a se stessa, come quella oggi imposta.
Noi diciamo che non saranno sufficienti queste grandi opere per convincere i cittadini onesti e attenti a rinnovare il mandato dell’attuale giunta oltre il 2013, sempre che la stessa arrivi fino in fondo. E lo dimostreremo, auspicando comunque che tali opere vadano tutte a buon fine per il bene collettivo della cittadinanza. Ma non saranno sufficienti per chiuderci gli occhi, la bocca e le mani. Per far tacere la nostra parola, la nostra voglia di cambiamento. L’ombra delle “targhe commemorative” non offuscherà le nostre idee, le nostre azioni, le nostre intenzioni, la nostra voglia di cambiamento.
Per fare tutto questo, ci vogliono persone, idee, coraggio, capacità e ascolto. Ma soprattutto ci vogliono programmi condivisi, coerenza e onestà. Parole che suonano come bestemmie osservando come questa Amministrazione ci tratta tutti i giorni.

Gorgonzola ha bisogno di un nuovo progetto politico, di un forte rinnovamento culturale, sociale ed economico. Ha bisogno di ripartire dalla base puntando sulle persone, qualificando le proposte e realizzando le idee, nel rispetto della tradizione guardando al futuro.
E’ una scommessa che ci sentiamo di fare convinti di vincerla.

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