Lo avevamo già fatto in Giugno, col nostro post “La Libertà di stampa”, dove abbiamo sottolineato un nuovo quotidiano libero da finanziamento pubblico. Ora ne indichiamo un altro, “Il Fatto Quotidiano”, anch’esso non riceve alcun finanziamento pubblico. Anche in questo caso vi invitiamo a leggerlo e indichiamo il relativo sito www.ilfattoquotidiano.it
Sappiamo bene che ora arriveranno nuovi commenti, ma quando scriviamo che “siamo per la libertà di stampa qualsiasi sia o siano le indicazioni politiche” noi di TF non cambiamo idea, siamo seri, convinti delle nostre opinioni e non raccontiamo bugie. E lo facciamo volentieri approfittando di un significativo pezzo di Marco Travaglio che mira l’obiettivo grosso, e mai dimenticato, della sinistra italiana, ossia Massimo D’Alema, “Max the Fox“.
Lasciamo a voi la lettura e la riflessione.
Max The Fox – Di M. Travaglio.
“Ora è molto tardi per fare una legge sulle intercettazioni e del tutto inopportuno intervenire per decreto. Ma il problema c’è: non è giusto mettere sui giornali la vita privata delle persone. Leggiamo una valanga di intercettazioni che nulla hanno a che fare con vicende penali, ma sono sgradevolmente riferite a vicende personali. Non è una cosa positiva. Occorre proteggere i cittadini”.
Chi l’ha detto? Massimo D’Alema naturalmente. Puntuale come una merchant bank, ogni qualvolta B. è travolto in uno scandalo, arriva la Volpe del Tavoliere a levarlo d’impaccio. O almeno a fare pari e patta. Fa sempre così, da 17 anni. Breve riepilogo delle puntate precedenti...
Chi l’ha detto? Massimo D’Alema naturalmente. Puntuale come una merchant bank, ogni qualvolta B. è travolto in uno scandalo, arriva la Volpe del Tavoliere a levarlo d’impaccio. O almeno a fare pari e patta. Fa sempre così, da 17 anni. Breve riepilogo delle puntate precedenti...
Nel ‘94 B. finisce nei guai a Milano per le tangenti alla Finanza: D’Alema finisce nei guai a Bari per un finanziamento illecito di 20 milioni dal re delle cliniche pugliesi, l’imprenditore malavitoso Cavallari (prescrizione).
Nel ’96 B. è politicamente morto e l’Ulivo di Prodi si accinge a una sonante vittoria: Max va in pellegrinaggio a Mediaset per esaltarla come “grande risorsa del Paese” e garantire che non la sfiorerà nemmeno con un dito. B. medita di ritirarsi a vita privata: D’Alema s’inventa laBicamerale per riscrivere “insieme” la Costituzione, specie sulla giustizia, lo trasforma in padre ricostituente e manda in soffitta il conflitto d’interessi.
Nel ’98 Prodi e Ciampi portano l’Italia in Europa: Bertinotti li rovescia in men che non si dica e l’indomani D’Alema è già pronto con una maggioranza alternativa, rimpiazzando Rifondazione coi ribaltonisti di Mastella, Cossiga e Buttiglione e dichiarando morto l’Ulivo.
Nel ’99 Rete 4 perde la concessione, ma D’Alema – impegnatissimo a sponsorizzare i “capitani coraggiosi” Colaninno, Gnutti e Consorte per l’assalto a Telecom – la salva regalandole la licenza per trasmettere in proroga sulle frequenze che spettano a Europa7.
Nel 2001 B. risorge dalle sue ceneri e governa cinque anni: unica opposizione i girotondi, i pacifisti, i no global, infatti D’Alema raccomanda di evitare la piazza.
Nel dicembre 2005 B. è alla canna del gas, dopo aver perso le amministrative e le europee, mentre l’Unione di Prodi ha 15 punti di vantaggio in vista del voto politico del 2006: ma ecco saltar fuori le intercettazioni sull’ultimo colpo di genio di Max, l’appoggio alla scalata illegale dell’Unipol di Consorte alla Bnl (“Vai, Gianni, facci sognare!”). Pari e patta con le scalate di Fiorani e Ricucci ad Antonveneta ed Rcs sponsorizzate dal centrodestra. Così l’Unione si mangia quasi tutto il vantaggio e Prodi vinciucchia per 25 mila voti, troppo pochi per governare senza i ricatti dei partitini.
Nel 2009 B., dopo un anno di governo, è già alla frutta per lo scandalo D’Addario-Tarantini: ben presto si scopre che “Gianpi” le mignotte le portava nei giorni pari a Palazzo Grazioli e in quelli dispari a Sandro Frisullo, vicepresidente della giunta Vendola e dalemiano di ferro. Una Bicamerale a luci rosse.
Nel 2010 B. è di nuovo sputtanato dalle rivelazioni di Wikileaks: Max non può mancare e infatti salta fuori un cablo dell’ambasciatore Spogli a Washington su quel che gli ha confidato D’Alema nel 2007: “La magistratura è la più seria minaccia per lo Stato italiano”. Infatti i giudici baresi arrestano anche l’altro assessore dalemiano di Vendola, Alberto Tedesco, provvidenzialmente rifugiatosi al Senato.
Nel 2011 B. perde comunali e referendum: D’Alema offre un bel governo istituzionale col Pdl. Scandalo P4: Bisignani trafficava con vari ministri, ma accompagnava pure il gen. Poletti da D’Alema (e da chi, se no?). Ora B. ci riprova col bavaglio ai giornali che pubblicano intercettazioni pubbliche. Max The Fox concorda, ma dice che “per una legge è tardi”. Ci penserà lui quando tornerà al governo. Per lui la missione del centrosinistra è sempre stata questa: completare l’opera del centrodestra. Il guaio è che quegli stronzi degli elettori non l’hanno ancora capito.
Il Fatto Quotidiano, 25 giugno 2011

Massimo Travaglio chi è, uno che soffre tantissimo?
RispondiEliminaSi chiama Marco...
@Ste:
RispondiEliminagrz, refuso di stampa, errore con MASSIMO D'Alema. ciao
Massimo D'Alema aspetta un figlio?
RispondiEliminaNo, aspetta un Silvio.
RispondiEliminaComunque Il Fatto i soldi pubblici li prendeva eccome, eh? Ha usufruito delle tariffe postali agevolate (contributo indiretto) fino a che la finanziaria scorsa li ha cancellati.
@Ste: vero ma non è un finanziamento pubblico in riferimento alla stampa come percepiscono tutti gli altri...compresi La Padania e la sua radio.
RispondiElimina:)
Le tariffe postale agevolate facevano parte dei finanziamenti PUBBLICI all'editoria, che si dividevano in diretti ed indiretti. La tariffa postale agevolata era un contributo indiretto. Secondo voi chi paga(va) alle Poste la differenza rispetto al normale costo del servizio? Travaglio?
RispondiEliminaIl Fatto ha quindi pienamente beneficiato del finanziamento pubblico fino all'abolizione delle tariffe postali agevolate, avvenuta a metà del 2010 per opera del governo.
Se non fossero state abolite, quelli del Fatto avrebbero continuato a goderne fino ad oggi.
@Anonimo:
RispondiEliminaIO SCRIVO OGGI, 8 LUGLIO 2011, e quindi OGGI questo quotidiano è libero da finanziamenti pubblici. nel 2010 non lo avrei detto. Mi sembra evidente, o Lei riesce a dirmi che non siamo nel 2011? Grazie a lei.
Molinelli, lei poco fa ha scritto che la tariffa postale agevolata non era un finanziamento pubblico per la stampa, e io le ho dimostrato che invece lo era. Quanto alla data, quei bugiardi del Fatto dichiaravano negli anni scorsi che non ricevevano finanziamenti pubblici, e invece ne hanno usufruito fino a quando il governo non ha cancellato le tariffe agevolate per la spedizione postale. Quindi state facendo pubblicità a un giornale che sull'argomento ha raccontato un sacco di balle.
RispondiEliminaLa prossima volta informatevi meglio, per cortesia. Con l'approssimazione si fa poca strada.
@Anonimo:
RispondiEliminalo ribadisco perchè informato bene e, mi scusi, meglio di Lei. La tariffa postale agevolata non era considerata un finanziamento pubblico alla pari di quanto ricevevano tutti gli altri quotidiani, dove mi creda il finanziam pubblico era ed è ben altra cosa. Hanno inserito nelle voci di finanziam pubblico la causale della tariffa postale agevolata nel tentativo di far chiudere "la voce e la bocca" ad una certa editoria di parte. E Lei pensi che questa editoria di parte se fosse stata eliminata mi avrebbe fatto comodo. Ma come detto più volte, le guerre non devono sempre vincerle chi ha più soldi e più potere mediatico. La libertà di stampa è un diritto inalienabile e fondamentale per una democrazia. Riguardo la pubblicità al giornale Le posso dire che non è la mia testata preferita, ho dedicato il post al contenuto dello scritto. Un giornalista avverso alla destra liberale come Travaglio che attacca in modo diretto il capo dei capi della sinistra non è cosa di tutti i giorni. Bisogna dargli atto dell'intellligenza intellettuale di quanto ha pubblicato. Ma posso capire che andare oltre il titolo è questione di pochi. Mi spiace apprendere che non è neppure sua, che tanto dice di sapere. Ora io la saluto con immutato rispetto, evitando di chiudere con la sua stessa arroganza. Grazie a Lei.
Sì vabbè, non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire.
RispondiElimina@Anonimo: su questo mi trova perfettamente d'accordo. Ma anche al peggior sordo, con il linguaggio delle mani, si riesce a dialogare.
RispondiEliminaCome vede c'è sempre una speranza.
Non c'è peggior sordo di chi non sente. (Giobbe Covatta)
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