Da Generazioneitalia.it
di Antonio Bova – Il quattro novembre evoca nella nostra storia il giorno dell’unità italiana compiuta secondo lo schema risorgimentale con il “ritorno delle terre irredente” sotto un’unica bandiera. Una lunga linea temporale ricollega il 17 marzo 1861 al 4 novembre 1918 e l’esperienza del sacrificio di intere generazioni di italiani che hanno creduto e lottato per la nostra terra. Parte della storiografia contemporanea rilegge nella prima guerra mondiale come la quarta guerra di indipendenza del nostro paese, rispetto allo “straniero” evocato nella “Canzone del Piave”, “nemico invasore” combattuto a più riprese per tutto l’ottocento.
A questo giorno accomuniamo nomi e toponimi che sono nel sentire di quel patriottismo puro e identitario simboli della nostra nazione al pari del Tricolore e del Vittoriale e che fanno di Trento e Trieste, dell’Istria e della Dalmazia; di Battisti, Filzi e Chiesa; di Diaz e di D’Annunzio persone e luoghi che per hanno perorato l’idealità di un’Italia libera, forte e vincente.
In tempi in cui l’egoismo territoriale sembra aver preso il sopravvento anche sul ricordo storico, rimembrare il sacrificio di molti
giovani meridionali, partiti a combattere e spesso mai tornati dalle cime delle Alpi Carniche o Giulie, dovrebbe dare un senso a questa unità contemporanea oltre la velleità dei soli padani.
Oggi il nemico non ha più le fattezze dell’aquila d’austria ma è più subdolo e silenzioso come la crisi economica che stiamo vivendo, che mette a dura prova i sogni e il futuro dei giovani italiani.
Se nel 1918 la generazione dei “ragazzi del 99″ ( ovvero i nati nel 1899) furono fondamentali alla causa italiana un anno dopo la disfatta di Caporetto, oggi le nuove generazione nate a ridosso dei secoli dovranno “combattere” con lo stessa concretezza battaglie contro la disoccupazione, il precariato, la decadenza morale e culturale di questo nostro paese. Un’ altra volta l’Italia deve affidarsi alla sua “meglio gioventù” per ritrovare quello spirito unitario e di comunione civile che sembra essersi perso tra la fine della prima e l’inizio della seconda repubblica.
L’Italia, in questo giorno celebra la fine di un cammino ideale verso un’unità compiuta a cavallo di due secoli, che ci ha reso vincitori di una guerra fatta dalle gesta eroiche di tanti attori sconosciuti. Solo se sapremo riprenderci ognuno per se, gli ideali di una gestione di una cosa pubblica onesta, meritocratica e repubblicana riusciremo a far grande e vincente nuovamente questo paese.
Bisogna tornare a credere in valori comuni, come nei primi anni del XX secolo ed esporre ancor di più il Tricolore alle nostre finestre come simbolo di lealtà verso le generazioni che verranno. Per una volta concediamoci una licenza futuristica condita da sana e positiva retorica.
Per il buontempone di turno premetto che è un copia e incolla, l' articolo non lo ho scritto io (Vito De Santis)

Nessun commento:
Posta un commento